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Guida pratica al risarcimento danni

Risarcimento danni per dismetria dopo protesi d’anca

Risarcimento danni per dismetria dopo protesi d’anca

Risarcimento danni per dismetria dopo protesi d’anca

L’intervento di protesi d’anca è oggi tra le procedure ortopediche più diffuse, con l’obiettivo di ridare mobilità, ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita di chi soffre di artrosi, fratture o altre gravi patologie articolari.
Nella maggior parte dei casi l’esito è positivo, ma può accadere che il paziente, dopo l’operazione, si ritrovi con una dismetria degli arti inferiori, ovvero una differenza di lunghezza tra la gamba operata e l’altra.

Questa condizione non è soltanto un problema estetico: può avere conseguenze significative sulla postura, causare dolori cronici e compromettere sia le attività quotidiane sia quelle lavorative e sportive. Nei casi in cui la dismetria sia il risultato di un errore medico, il paziente può avere diritto a un risarcimento del danno.

Cos’è la dismetria post-operatoria

La dismetria consiste in una differenza di lunghezza tra gli arti inferiori. Può variare da pochi millimetri a diversi centimetri e, se non corretta, può provocare squilibri funzionali importanti.

Dopo un intervento di protesi d’anca, la dismetria può essere causata da:

  • Errore nella pianificazione chirurgica: mancata valutazione pre-operatoria delle misure anatomiche del paziente.
  • Errato posizionamento della protesi: scelta di un’inclinazione o profondità non corretta durante l’impianto.
  • Componenti protesiche non adeguate: utilizzo di modelli o dimensioni non idonee all’anatomia del paziente.
  • Mancata correzione di dismetrie preesistenti: in alcuni casi, già prima dell’intervento, erano presenti differenze non compensate.

Nota importante: non tutte le dismetrie sono indice di responsabilità medica. Una differenza minima, fino a circa 1 cm, può essere tollerata e persino necessaria per garantire la stabilità della protesi. Tuttavia, quando lo scarto diventa rilevante e incide sulla qualità della vita, si può configurare un caso di malasanità.

Le conseguenze della dismetria

Gli effetti della dismetria possono emergere subito dopo l’intervento o svilupparsi nel tempo. Tra i più comuni:

  • Dolori lombari e cervicali dovuti a compensazioni posturali.
  • Zoppia e difficoltà nella deambulazione.
  • Alterazioni dell’equilibrio e rischio maggiore di cadute.
  • Difficoltà nello svolgimento del lavoro, soprattutto se fisicamente impegnativo.
  • Limitazioni nello sport e nelle attività ricreative.
  • Ripercussioni psicologiche, legate alla frustrazione e al peggioramento della qualità di vita.

Quando chiedere il risarcimento danni

Per ottenere un risarcimento è necessario dimostrare che:

  1. La dismetria è conseguenza diretta di un errore medico durante la fase operatoria o di pianificazione.
  2. L’errore era evitabile, se fosse stata applicata la diligenza richiesta a un professionista esperto.
  3. La dismetria ha prodotto un danno biologico, cioè una compromissione funzionale permanente o temporanea, con conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti.

Se sussistono questi presupposti, il paziente può:

  • presentare una richiesta risarcitoria in via stragiudiziale, rivolta al medico, alla struttura sanitaria o alla compagnia assicurativa;
  • avviare una causa civile per ottenere il riconoscimento del danno.

Come tutelarsi: il ruolo della consulenza medico-legale

Il primo passo per difendere i propri diritti è un’analisi medico-legale. Uno specialista esamina la cartella clinica, le radiografie, le relazioni operatorie e, se necessario, effettua una visita per quantificare la dismetria e valutarne l’impatto funzionale.

Spesso viene richiesto un accertamento tecnico preventivo (ATP): uno strumento che consente di chiarire le responsabilità e, in molti casi, favorire una soluzione più rapida attraverso una trattativa risarcitoria senza arrivare a un processo lungo e complesso.

Quali danni possono essere risarciti

Il risarcimento per dismetria conseguente a protesi d’anca può includere diverse voci:

  • Danno biologico permanente: legato alla limitazione funzionale residua.
  • Danno patrimoniale: per la riduzione o perdita della capacità lavorativa, o per spese sostenute (ad esempio adattamenti sul posto di lavoro).
  • Spese mediche: fisioterapia, ortesi, eventuali interventi correttivi o sostituzione della protesi.
  • Danno morale: per il dolore, la frustrazione e la perdita di serenità derivanti dalle conseguenze dell’errore medico.

La dismetria dopo protesi d’anca non deve essere sottovalutata: oltre al disagio fisico, può determinare conseguenze permanenti che incidono profondamente sulla vita del paziente.
Se esistono elementi per ritenere che la dismetria sia frutto di un errore evitabile, è possibile intraprendere un percorso per ottenere il giusto risarcimento.

Hai subito una dismetria dopo un intervento di protesi d’anca?
Contattaci per una valutazione gratuita: un nostro esperto analizzerà la tua documentazione clinica e ti aiuterà a capire se ci sono i presupposti per agire legalmente e ottenere un equo ristoro.

By Published On: 19/09/2025Categories: Malasanità
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